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Esiste la Vita oltre la Morte?

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Vi sono delle persone che pensano che a tale domanda non si possa dare alcuna risposta, perché "nessuno dei morti è mai tornato indietro a raccontarci la sua esperienza". Anche se da quando esiste l'uomo, esiste pure la credenza di una vita dopo la morte, queste persone si tengono attaccate alla loro idea e non fanno neppure un minimo sforzo per approfondire un argomento che le interessa da vicino. Probabilmente hanno una tal paura della morte che preferiscono starle più lontano possibile... persino con il ragionamento.

 

Per loro valgono queste parole della dottoressa Elisabeth Kubler-Ross: "Dopo aver studiato ventimila casi in tutto il mondo, di persone che erano state dichiarate clinicamente morte e che sono poi ritornate alla vita, per me non è più questione di credere, ma di sapere. E sono disposta a dirvi come potete arrivare anche voi a questa conoscenza, purché vi interessi veramente. Se non vi interessa, non fa nulla: tanto, dopo la morte, lo saprete comunque".

 

Attualmente si conoscono molte cose sulla morte

 

In questi ultimi anni la ricerca sulla morte ha compiuto molti passi avanti. Si sono raccolte molte testimonianze, conosciuti nuovi casi e fatte ulteriori inchieste. Ciò che più conta sono le testimonianze di coloro che sono giunti alle soglie della morte e sono stati richiamati alla vita grazie alle moderne tecniche di rianimazione. Analizzando i racconti di tali persone, la dottoressa Ross si accorse che questi "ritornati" avevano spesso qualcosa da raccontare: qualcosa che stranamente era simile per tutti. Le esperienze più comuni che venivano riferite erano queste:

 

- Quasi tutti coloro che erano "morti" non avrebbero voluto tornare indietro.

 

- Dopo questa esperienza si perde del tutto la paura di morire.

 

- Ogni persona che muore viene accolta da un essere amoroso che la sta attendendo, spesso un parente.

 

- La morte costituisce un'esperienza bellissima, forse la più bella di tutta la nostra esistenza.

 

- Nell'altra dimensione ognuno è in grado di giudicarsi e di dirigersi da solo.

 

Tutti questi dati sono stati in seguito confermati da altri ricercatori. Infatti, sull'esempio della dottoressa Kubler-Ross, altri studiosi hanno portato avanti queste ricerche che hanno contribuito a meglio inquadrare il tema della "morte" ampliandone la conoscenza.

 

Il presunto morto resta consapevole di quanto lo circonda

 

Dai frutti di tali ricerche appare chiaro come il morente resti consapevole di quanto lo circonda anche dopo essere stato dichiarato clinicamente morto. Lo sappiamo grazie alle dichiarazioni fatte dai pazienti ritornati alla vita, dopo essere stati dichiarati clinicamente morti, contro ogni nostra attesa o speranza e spesso con profondo stupore di medici che li curavano.

 

Da loro sappiamo che potremo osservare ciò che accade nella stanza dalla distanza di pochi passi, in uno stato d'animo piuttosto distaccato, quasi fossimo del tutto separati dalla mente o dal cervello, se così si può dire. Tutto questo avviene durante il periodo in cui l'elettroencefalogramma è piatto, e i medici non riscontrano segni di vita. In questo periodo potremo udire le conversazioni, potremo vedere il comportamento e il vestiario della gente e potremo conoscere i loro pensieri senza provare alcun effetto negativo.

 

Il corpo eterico non ha limitazioni e non prova sofferenza

 

Il corpo che sperimentiamo durante questo periodo non è il nostro corpo fisico, ma è un corpo etereo e in questo corpo non vi sono sofferenze o limitazioni. Pertanto ci troviamo di nuovo perfettamente completi, cioè, se ci era stata amputata una gamba, riavremo la gamba, se eravamo sordi potremo di nuovo udire, cantare, parlare, se eravamo affetti da sclerosi multipla che ci rendeva incapaci di muoverci, di parlare o di vedere con chiarezza, ora potremo di nuovo fare tutte queste cose. Perciò è facile capire come molti dei nostri pazienti che vengono riportati alla vita non ci siano sempre grati dato che la ripresa delle funzioni del corpo fisico significa anche il ritorno al dolore o alle limitazioni di prima.

 

Molti dei miei colleghi si chiedono se non si tratti semplicemente di proiezione dei nostri desideri, ma è da escludere perché abbiamo avuto delle persone cieche dalla nascita che mentre erano fuori dal corpo fisico ci vedevano benissimo. Non solo ci seppero dire chi era entrato per primo nella stanza, chi si diede da fare per la rianimazione, ma ci seppero descrivere in dettaglio il vestiario dei presenti, cosa che un cieco non sarebbe mai in grado di fare.

 

Oltre alla sensazione di benessere e di completezza che si sperimenta in quello che possiamo chiamare il corpo eterico, si avrà anche la consapevolezza che è impossibile morire da soli. In quel momento, infatti, le nostre guide e il nostro angelo custode saranno là per aiutarci. Abbiamo verificato questo fatto al di là di ogni dubbio e lo affermo come scienziata. Ci sarà sempre qualcuno ad aiutarci nel trapasso, il più delle volte si tratterà dei genitori o dei nonni, o di un bambino, se ne abbiamo perso uno. A volte si tratta di persone che nemmeno sapevamo che erano già morte. La maggior parte dei bambini nominano il papà o la mamma, ma nessuno dei bimbi che è stato in punto di morte li ha visti, a meno che i genitori fossero morti prima di loro.

 

Il paziente ascolta ciò che il chirurgo dice

 

Molte persone hanno esperienze extracorporee durante un intervento chirurgico, infatti osservano il chirurgo al lavoro. Questo fatto deve essere tenuto presente da tutto il personale medico ed infermieristico, e mentre il paziente è fuori coscienza dovrebbero parlare solo di cose che anche il paziente può udire. Infatti le persone prive di coscienza possono udire tutto. Tutti dobbiamo sapere, quando ci accostiamo al letto di nostro padre o di nostra madre già in coma profondo, che quest'uomo o questa donna possono udire tutto quello che diciamo.

 

Non è mai troppo tardi per perdonare o chiedere perdono

 

In questi momenti non è troppo tardi per dire: «Perdono» o «Ti voglio bene» o qualsiasi altra cosa si voglia dire. Per dire queste parole non è mai troppo tardi, nemmeno per dirle ai morti, perché possono ancora udirci. Anche allora si possono concludere «cose lasciate in sospeso» che possono risalire anche a dieci o venti anni prima. Ci si può così liberare del peso dei propri debiti per poter ricominciare a vivere. Semplicemente il tempo non esiste più.

 

Allo stesso modo non si può più parlare di spazio e di distanze nel senso corrente della parola, perché questi sono fenomeni terreni. Se ad esempio un giovane americano muore in Asia e pensa a sua madre a Washington, coprirà le migliaia di miglia con la forza del pensiero e in mezzo secondo sarà con lei. In questo secondo stadio le distanze non esistono. Questo fenomeno fu sperimentato da molte persone che si videro comparire davanti qualcuno che si trovava lontanissimo. E il giorno dopo ricevettero una telefonata o un telegramma che li informava della morte della persona che avevano visto e che viveva a centinaia o migliaia di miglia. Queste persone sono molto percettive, poiché normalmente questo genere di visitatori non viene notato.

 

Testo elaborato con brani tratti dal volume "La morte e la Vita dopo la Morte"

della dott.ssa Elisabeth Kubler-Ross

Edizioni Mediterranee

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